Le parole di Sergio Mattarella sulla scuola non vanno interpretate come una bocciatura dell’intenzione di limitare il numero degli alunni stranieri nelle classi italiane. È la lettura proposta dal Presidente di Futuro Nazionale sul proprio profilo TikTok: un intervento che esprime stima per il capo dello Stato e richiama un precedente risalente al suo incarico di ministro della Pubblica Istruzione.
Il punto di partenza è l’interpretazione politica delle dichiarazioni di Mattarella. Secondo Vannacci, una parte politica le ha considerate una critica severa all’ipotesi di introdurre limiti alla presenza di studenti stranieri. Una conclusione dalla quale prende esplicitamente le distanze.
«Ma io, che stimo il Presidente Mattarella, non credo che sia così».
Il richiamo alla circolare del 1990
A sostegno della propria posizione, il Presidente di Futuro Nazionale cita una circolare del 1990, quando Mattarella era ministro della Pubblica Istruzione nel sesto governo Andreotti. Secondo la ricostruzione proposta nel suo intervento, il provvedimento prevedeva una distribuzione degli alunni stranieri nelle classi con l’obiettivo di favorirne l’integrazione.
La circolare, afferma, indicava «la ripartizione degli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe». È questo il precedente sul quale fonda il parallelo con l’iniziativa oggi al centro del confronto politico.
Il ragionamento distingue dunque la finalità dell’integrazione dalla scelta di distribuire gli studenti tra le classi: nella lettura del Generale, il richiamo al passato serve a sostenere che le due esigenze non siano necessariamente in contrasto.
L’intervento non specifica le soglie o le modalità applicative dell’ipotesi attuale. Il suo nucleo resta politico: contestare una lettura delle parole del Quirinale attraverso il riferimento all’esperienza ministeriale di Mattarella, senza mettere in discussione la stima dichiarata nei suoi confronti.
Firma: Guglielmo Bonanno