«E poi noi saremmo gli autoritari e i fascisti». Roberto Vannacci attacca la sinistra sulla contestazione di una mostra dedicata alla nascita della vita umana, allestita nei corridoi del Parlamento europeo. Secondo quanto riferisce, PD, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno partecipato a un appello alla presidente dell’istituzione per chiedere la rimozione dell’esposizione.
Vannacci respinge la lettura della mostra come iniziativa contro l’aborto e sposta il confronto sul terreno della libertà di espressione: anche se l’esposizione sostenesse una posizione contraria all’interruzione di gravidanza, argomenta, questo non giustificherebbe la sua esclusione dal dibattito democratico.
La richiesta di rimozione e lo scontro sull’aborto
Parlando dal corridoio del Parlamento europeo che ospita l’allestimento, Vannacci descrive una reazione immediata della sinistra e riferisce dell’invio di una lettera alla presidente per «estromettere questa mostra». Nel suo intervento non indica i singoli firmatari né riferisce quale risposta abbia ricevuto l’appello. La vicenda che denuncia riguarda dunque una richiesta di rimozione, non un provvedimento di chiusura annunciato.
«Dicono che questa mostra sarebbe contro l’aborto», afferma, attribuendo questa obiezione ai contestatori. La sua replica si sviluppa su due piani: nega anzitutto che l’esposizione abbia quel carattere; poi contesta il principio secondo cui una posizione contraria all’aborto potrebbe essere motivo sufficiente per impedirne la presenza in uno spazio istituzionale.
«A parte che non è vero, ma anche se fosse, chi è contro l’aborto tradisce chissà quale diritto e non può più partecipare al dibattito democratico?»
Il richiamo ai cattolici e l’accusa alla sinistra
Per sostenere la propria tesi, Vannacci richiama la posizione della Chiesa cattolica. Se l’opposizione all’aborto comportasse l’esclusione dal confronto pubblico, afferma, in Italia si dovrebbero estromettere il Papa, i sacerdoti e i credenti cattolici. È il paragone con cui porta la polemica oltre il contenuto della singola mostra, mettendo al centro la legittimità delle diverse convinzioni nel dibattito politico.
Il bersaglio del suo intervento resta la sinistra, accusata di contraddire con la richiesta di rimozione i principi democratici che rivendica. «E poi questi sarebbero quelli che ci danno lezioni di democrazia», incalza. La conclusione riprende lo stesso registro dell’attacco iniziale: «Non dateci più lezioni di democrazia».