Consentire agli Stati di utilizzare anche le forze armate per proteggere le frontiere, contestando l’orientamento della Corte europea dei diritti dell’uomo in materia di immigrazione. È la posizione espressa da Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, durante una seduta al Parlamento europeo. Al centro dell’intervento, il rapporto tra tutela dei migranti, sicurezza dei cittadini e sovranità degli Stati nel controllo degli ingressi.
Vannacci ha preso le mosse dalla dichiarazione di Chisinau, sostenendo che attraverso quel documento 46 membri del Consiglio d’Europa abbiano indicato nella giurisprudenza della Corte sull’immigrazione un problema anziché una soluzione. Nella sua lettura, alcune sentenze avrebbero ostacolato il controllo delle frontiere e la possibilità dei singoli Stati di decidere chi possa entrare nel proprio territorio.
Il presidente di Futuro Nazionale ha accusato la Corte di privilegiare un’interpretazione «faziosa e ideologica», a suo giudizio orientata a proteggere gli immigrati irregolari, tra i quali ha incluso anche terroristi islamici, trascurando la sicurezza dei cittadini europei. Nel suo intervento non ha indicato specifiche sentenze a sostegno di queste accuse.
Il richiamo a Ceuta e la richiesta agli Stati
La critica ha investito anche la stessa dichiarazione di Chisinau, giudicata troppo debole. Richiamando quanto accaduto a Ceuta, Vannacci ha contestato l’attesa degli orientamenti della Corte sull’applicazione della Convenzione in quel contesto: una scelta che ha definito «una formula totalmente vuota e parimenti inefficace», soprattutto nelle situazioni di emergenza.
Alla linea dell’attesa ha contrapposto la richiesta di consentire agli Stati membri l’impiego di tutti gli strumenti disponibili, comprese le forze armate, per difendere i confini e respingere gli arrivi irregolari, descritti nel suo intervento come un’«invasione». La proposta si inserisce in una posizione che rivendica la priorità della sicurezza nazionale rispetto ai vincoli che Vannacci attribuisce alla giurisprudenza di Strasburgo.
«Non abbiamo bisogno di una Corte di Strasburgo che ci dica che proteggere gli immigrati è più importante che proteggere gli italiani, i francesi o gli spagnoli».
In chiusura, Vannacci ha sostenuto che l’accesso ai Paesi dell’Unione europea debba avvenire esclusivamente per via legale. Ha inoltre legato la permanenza degli stranieri non soltanto al rispetto delle leggi e delle norme, ma anche a quello dei valori, della lingua, della cultura e della civiltà della nazione ospitante.