Restare nella NATO, ma con una partecipazione «alla turca», che metta al centro gli interessi nazionali. E cambiare l’Unione europea. È la posizione sostenuta da Roberto Vannacci, presidente di Futuro Nazionale, nell’intervista con Bruno Vespa. Una precisazione che non cancella, però, la possibilità di valutare in futuro il recesso dai trattati internazionali: un’opzione che Vannacci rivendica di aver inserito nelle proprie linee programmatiche.
Il confronto nasce da una domanda sulla compatibilità di queste posizioni con una collaborazione con un governo presieduto da Giorgia Meloni. Vespa richiama pagina 34 del documento e vi legge l’indicazione di lasciare la NATO, sganciarsi dall’Unione europea e riaprire i canali con la Federazione Russa. Vannacci contesta questa interpretazione: «No, non è scritto così nel programma, non ci sganciamo dalla NATO».
Il modello turco e gli interessi italiani
Il punto, spiega il presidente di Futuro Nazionale, non sarebbe rinunciare all’Alleanza Atlantica, ma parteciparvi senza un rapporto di subordinazione. Il riferimento è alla Turchia, che Vannacci indica come esempio di un Paese capace di conciliare l’appartenenza alla NATO con la difesa dei propri interessi.
«A me piace una partecipazione alla NATO alla turca».
Nella sua lettura, l’Alleanza lascerebbe agli Stati margini di autonomia più ampi rispetto all’Unione europea. È su questa distinzione che costruisce la risposta a Vespa: non un ritiro immediato dalle organizzazioni internazionali, dunque, ma una diversa modalità di adesione, subordinata alla tutela degli interessi italiani.
Sull’Europa: cambiarla, non uscirne
Vannacci risponde anche l’idea che Futuro Nazionale proponga l’uscita dall’Unione europea. «Noi vogliamo cambiare questa Europa», afferma, accompagnando la precisazione con un giudizio fortemente critico sull’assetto europeo, al quale attribuisce un impoverimento del tessuto economico e industriale.
Per sostenere la possibilità di un cambiamento politico, richiama le prospettive di AfD in Germania, del Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia e di un’alleanza tra popolari e Vox in Spagna. Vannacci presenta questi riferimenti come segnali di una trasformazione degli equilibri europei, nella cui direzione intende collocare Futuro Nazionale.
Il recesso resta tra le possibilità
Vespa torna quindi sul passaggio relativo alla valutazione di un possibile recesso dai trattati internazionali, compreso quello nord-atlantico. Vannacci insiste sulla distinzione tra valutare una possibilità e scegliere di attuarla, sostenendo che nessuna organizzazione internazionale possa vincolare permanentemente uno Stato.
A motivare l’inserimento di questa opzione sarebbe anche l’incertezza sull’evoluzione dell’Alleanza. Vannacci richiama le intenzioni statunitensi sulla Groenlandia e sostiene che la NATO abbia perso la propria configurazione originaria e la propria impostazione difensiva. Si tratta del giudizio con cui giustifica la necessità di lasciare aperte più scelte.
Il documento, precisa infine, va letto come una linea programmatica distribuita su dieci anni: «Noi non sappiamo cosa sarà la NATO tra dieci anni». La posizione esposta a Vespa tiene così insieme la permanenza nell’Alleanza e la riserva di riconsiderarla in futuro. Resta invece senza una risposta esplicita la domanda iniziale sulle condizioni di una collaborazione con il governo Meloni.